Gnochi de susini

Questo post nasce dal contest di “Contaminazioni. Food and Letteratura dialettale” di Saporidielisa e dalla nostra ormai decennale permanenza nella meravigliosa città di Trieste.

Qui a Trieste è tempo di Barcolana, una regata di barche a vela arrivata alla 44° edizione, ormai una vera e propria tradizione, un simbolo della città. In questi giorni, le Rive sono popolate di tendoni bianchi che ospitano bancarelle di ogni genere, mangereccio e non, e una folla un po’ insolita di gente passeggia per i bei dintorni di piazza Unità, alla scoperta delle viuzze e dei localini dell’affascinante città vecchia.

La statua di Saba in via Dante. Sorgente: Wikipedia

Quest’anno di Trieste s’è parlato nella stampa con un paio di articoli che ne esaltavano il fascino di città di frontiera, avamposto italiano della Mitteleuropa un po’ trascurato dal turismo (tranne chiaramente nei periodi della Barcolana e della Bavisela, altra manifestazione sportiva), ricco di storia e letteratura, grazie ad autori come Saba e Svevo, e lo stesso Joyce che passò qui alcuni anni. Le statue di questi autori a dimensione naturale o quasi si possono trovare passeggiando per la città, in pose molto naturali, a mescolarsi al viavai della gente.

Sì perché il capoluogo giuliano ha tutta una sua filosofia particolare, che all’inizio fa sorridere ma piano piano ti assorbe. Qui andare al bagno vuol dire andare a prendere il sole sul lungomare di Barcola e volentieri significa “no, mi dispiace”, con somma sorpresa dei non autoctoni che ricevono questa risposta da un commesso in un negozio. Poi c’è tutta la speciale tradizione del caffè triestino, a partire dal modo particolare di chiamarlo: qui il nero è un caffè espresso (mentre al di là del fiume Timavo sarebbe inteso come un bicchiere di vino rosso), il cappuccino è un caffè macchiato caldo – da bere preferibilmente in b, ossia nell’apposito bicchiere – mentre per avere un cappuccino bisogna chiedere un caffellatteintazzagrande. In rete si trova molto materiale sull’argomento: ad esempio, c’è una simpatica apologia del capo in b qui ed un bellissimo poster che riassume le tipologie di caffè disponibili in città qui :-)

E poi c’è lei, l’amata odiata Bora, il vento di Nordest che spazza la città nei mesi freddi, arrivando a folate fortissime e distruttive che fanno cadere la gente per strada e spesso purtroppo provocano danni che danno molto lavoro a vigili del fuoco e forze dell’ordine.

Altro simbolo di Trieste è lo storico tram che collega piazza Oberdan al paese di Opicina, subito fuori Trieste, arrampicato verso il Carso.

Il tram di Opicina. Sorgente: Wikipedia

Il tram de Opcina è oggetto di una canzone popolare che ne narra la sfortunata sorte: pare infatti che poco dopo il varo ufficiale, il tram ebbe un guasto all’impianto frenante mentre scendeva per la ripida discesa di Scorcola, deragliando e abbattendo dei pali elettrici che rovinarono su una casa. Una famosa canzone popolare triestina racconta proprio del tram, che xe nato disgrazià:

El tram de Opcina (o “La bora”)

E anche el tram de Opcina xe nato disgrazià
vignindo zò per Scorcola una casa’l ga ribaltà
Bona de Dio che jera giorno de lavor
che dentro no ghe jera che’l povero frenador

E come la bora che vien e che va
i disi che’l mondo se ga ribaltà
E come la bora che vien e che va
i disi che’l mondo se ga ribaltà

Co’l due se va a Servola, co’l quatro in Arsenal
col sie se va a Barcola, col zinque in Ospedal
con l’uno in zimitero, co’l sete a la staziòn
co’l nove in manicomio, co’l diese in canòn

E come la bora che vien e che va
i disi che’l mondo se ga ribaltà
E come la bora che vien e che va
i disi che’l mondo se ga ribaltà

E anche ste mulete tute mate pe’l capèl
le zerca de acompagnarse a quelche bel putèl
ma co i riva a casa se senti un gran bordèl
e pare, mare e fia copa simisi co’l martèl

E come la bora che vien e che va
i disi che’l mondo se ga ribaltà
E come la bora che vien e che va
i disi che’l mondo se ga ribaltà

L’Italia ga pan bianco, la Francia ga bon vin
Trieste ga putele tute piene de morbìn
Carbòn ga l’Inghiltera, la Russia ga cavial
e l’Austria ga capuzi che no se pol magnar

E come la bora che vien e che va
i disi che’l mondo se ga ribaltà
E come la bora che vien e che va
i disi che’l mondo se ga ribaltà

E anche ste mulete xe nate carigade
le tira zo le cotole per meterse le braghe
le fuma come cogome, le legi el Grand Hotel
e pare, mare e fia copa simisi co’l martèl

Ho trovato questa canzone, che i triestini conoscono a memoria e intonano nelle serate tra amici, in una versione ridotta interpretata da Lorenzo Pilat, cantautore triestino, a questo indirizzo: www.youtube.com/watch?v=scpoAUH6MgM.

In un posto così è chiaro che anche la cucina sia tutta particolare, ricca di influenze austriache e dalmate, un connubio di mare, visto che la città si affaccia sull’Adriatico, e di monti, per il Carso su cui si arrampica. Con il freddo che arriva in questi giorni, accompagnato dalla bora che vien e che va – come dice la canzone – vien voglia di preparare un piatto caldo e morbido, un vero e proprio comfort food tradizionale, tipico della cucina delle nonne di Trieste, come gli gnocchi di susine, o meglio gnochi de susini.

Si tratta di grossi gnocchi di patate contenenti al loro interno una susina denocciolata e zuccherata, con eventuale aggiunta di marmellata, ripassati al forno con abbondante burro fuso e cannella. Questo piatto, benché dolce, viene solitamente servito come primo, eventualmente accompagnato da parmigiano grattugiato. Ha un che di nostalgico, evocato dal profumo della cannella e dalla morbidezza dell’impasto degli gnocchi ed è effettivamente forse il dolce più tipico della tradizione triestina. Ecco la ricetta con cui li abbiamo realizzati:

Ingredienti (per 14 gnocchi di susine):

  • 1 kg patate
  • 250 g farina 00
  • 14 susine
  • 100 g burro
  • 100 g zucchero – io ho usato quello di canna
  • qualche cucchiaio di farina di mais o pangrattato
  • cannella in polvere
  • sale

Procedimento

Bollire le patate e toglierle dall’acqua non appena tenere. Lasciarle raffreddare, pelarle e passarle al passaverdura direttamente sulla spianatoia. Aggiungere la farina ed impastare fino ad ottenere un composto omogeneo. Dividere l’impasto in 14 parti uguali (intorno agli 80 g per pezzo).

Lavare e denocciolare le susine. In assenza di frutta fresca, questa ricetta viene bene anche usando frutta secca lasciata rinvenire in acqua o, come abbiamo fatto noi, susine che erano state pulite, denocciolate, zuccherate leggermente nell’incavo del nocciolo e congelate quando erano belle fresche e mature – cioè a fine agosto – ed ora recuperate dal congelatore e lasciate fuori dal frigo per una mattinata.

Appiattire ogni porzione di pasta sulla spianatoia, porre al centro una susina con un cucchiaino di zucchero al posto del nocciolo e richiudere la pasta intorno alla susina, usando un po’ di farina di mais o pangrattato per scollare la pasta dalle mani e sigillare bene lo gnocco.

Riempire una pentola capiente di acqua e portarla a bollore, salarla e versarvi gli gnocchi. Cuocere per 15 minuti circa, o comunque fino a quando gli gnocchi non tornano a galla, stando attenti che non si attacchino tra di loro. Nel frattempo portare il forno a 180° e fondere il burro. Usarne una parte per ungere il fondo di una pirofila e quando gli gnocchi hanno finito la cottura in acqua trasferirli nella pirofila. Spolverizzare ogni gnocco di abbondante cannella e di un pizzico di zucchero, versarci sopra il resto del burro fuso ed infornare per una ventina di minuti. Volendo, ripassare il burro in padella con un po’ di pangrattato o farina di mais prima di versarlo sugli gnocchi, per un buon contrasto di consistenze.

Servire caldi!

Con questo articolo partecipiamo al contest di cui vi parlavamo all’inizio: Contaminazioni Food and Letteratura, di www.saporidielisa.it

Contest "Contaminazioni food and letteratura" di www.saporidielisa.it

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13 thoughts on “Gnochi de susini

  1. Elisa ottobre 15, 2012 alle 9:10 am Reply

    Ciao! Prima di tutto fatemi dire che io ADORO Trieste! Sono passata di lì in gita in quinta superiore e me ne sono innamorata: infatti è mia intenzione tornarci con la calma di una persona adulta e non più con l’agitazione di una studentessa in gita. E poi avete citato tre dei miei autori preferiti: Saba, Svevo, Joyce…sarà la loro influenza che mi fa amare la vostra città? Può essere, ma non solo…🙂
    Mi piace molto il vostro post, tutto all’insegna dell’amore per la vostra città, con questa canzone molto bella e questa ricetta che mi fa una gola pazzesca! Non li conoscevo gli gnochi de susini e ora li voglio assolutamente provare!
    Grazie infinite per aver partecipato! E se vi fa piacere vi aspetto per le prossime puntate😉

  2. habemuspappam ottobre 15, 2012 alle 5:50 pm Reply

    Ciao Elisa! Eh sì, Trieste è una città un po’ magica, che strega chi passa a visitarla e chi decide di fermarsi, come noi! Quando vuoi passare di qua saremo più che felici di farti da cicerone🙂
    Grazie mille del bellissimo commento e del bellissimo contest, un po’ diverso da quelli che s’incontrano in giro, ci è piaciuto molto! Gli gnocchi di susine sono molto amati dai triestini ed abbiam scoperto che sono molto apprezzati anche nel resto della regione! Speriamo ti piacciano😉

  3. laura ottobre 22, 2012 alle 2:34 pm Reply

    I gnocchi in generale mi piacciono moltissimo e quelli di susini sono una versione particolare e deliziosa…io li associo a momenti di festa! Anch’io subisco il fascino discreto di Trieste, una città che non smette di sorprendermi!

    • habemuspappam ottobre 23, 2012 alle 7:55 am Reply

      …e che devo dire è molto romantica in questo periodo autunnale!

  4. daniela ottobre 24, 2012 alle 4:28 pm Reply

    che bel post è questo: interessante, scorrevole e pieno di amore per una , devo dire, splendida città! Si sposa benissimo con gli gnocchi, che sono una gioia per gli occhi (divento anche poetessa davanti a tanta bontà!! ;-))
    Grazie di aver raccontato così bene città e ricetta
    Buona serata
    Dani

    • habemuspappam ottobre 24, 2012 alle 4:40 pm Reply

      Grazie di cuore Daniela! Buona serata a te!

  5. Triestespresso expo, la fiera del caffè | ottobre 29, 2012 alle 1:53 pm Reply

    […] Come vi avevamo accennato, a Trieste c’è tutta una speciale tradizione di caffè e non mancano i caffè storici resi celebri per aver servito e ispirato Joyce, Svevo e Saba, così amati dai triestini ma anche da chi passa di qua per qualche giorno. Tra i più antichi e i più suggestivi: il Caffè Tommaseo, il più antico nato nel 1830, il Caffè degli Specchi, un simbolo di piazza Unità, ed il Caffè San Marco, dove ancora si respira letteratura. E poi il caffè Tergesteo, il caffè Stella Polare, il caffè Urbanis e il caffè Torinese. […]

  6. Marina@QCne ottobre 30, 2012 alle 6:55 pm Reply

    Che bello questo post, ho studiato a Trieste, la ho adorata, sarà sempre nel mio cuore. Complimenti per la ricetta e per il blog (il nome é geniale).

  7. Elisa ottobre 30, 2012 alle 9:10 pm Reply

    Passate da me che c’è una sorpresina? ^_^

    • habemuspappam ottobre 31, 2012 alle 12:30 am Reply

      EVVIVAAAA!!! Che magnifica sorpresa! Siamo contentissimi ed emozionati, è la prima volta che vinciamo un contest🙂 Grazie grazie grazie!

  8. ilboscodialici ottobre 31, 2012 alle 8:39 am Reply

    Complimenti per il contest, meritatissimo. A presto.

  9. daniela novembre 5, 2012 alle 10:00 am Reply

    Vi avevo detto subito che questo era un post con i fiocchi, corredato da una ricetta altrettanto con i fiocchi!
    Congratulazioni a tutte le 4 mani che hanno così ben lavorato!
    Dani

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